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luigina rossiARQUA’ POLESINE LA PRESIDENTE LUIGINA ROSSI SPIEGA LA CONTRARIETÀ AL PROGETTO DI CIVITANOVA In vista del referendum consultivo relativo alla fusione dei sei Comuni, si è costituita l’associazione “Comitato per il No a questa Civitanova Polesine” che ha lo scopo di “informare e spiegare ai cittadini” le motivazioni del voto negativo. “Arquà è uno dei sei Comuni polesani candidati a sparire per far posto al nuovo ‘miracolo istituzionale’ Civitanova Polesine – spiega Luigina Rossi, la presidente - dopo mesi di discussioni e di forzature da parte dei Comuni interessati, della Regione e di una parte della politica-partitica propagandistica, sembra si stiano definendo i tempi per l’indizione del referendum per le popolazioni di Arquà, Villamarzana, Costa, Frassinelle, Pincara e Villanova del Ghebbo, chiamate ad esprimere il proprio voto per un sì o per un no alla fusione”. “Il Comitato per il no fin da ora e per tutto il periodo che precede la giornata referendaria, veglierà sulla regolarità degli atti, ma soprattutto darà voce e spazio al dibattito, al bisogno di risposte e alla voglia di capire dei cittadini - prosegue la presidente - che fin dall’inizio non sono stati coinvolti ma hanno dovuto subire un ruolo di destinatari passivi della proposta”. “Il primo obiettivo – prosegue – è dire ai cittadini che possono ancora decidere. Andare a votare al referendum è la loro unica possibilità di partecipare alla decisone che avrà non poche ricadute sul loro futuro e su quelli dei loro familiari. Il primo campanello d’allarme - spiega - arriva dalla legge approvata dalla Regione Veneto, che azzera il quorum per la validità stessa del referendum”. “Più che una conquista di democrazia – continua - è una ‘sberla’ legislativa alla Costituzione, uno dei pochi vanti istituzionali italiani, perché è stata scritta da politici ispirati, lungimiranti e capaci. L’art. 132 parla espressamente, in riferimento al referendum, ‘dalla maggioranza delle popolazioni interessate’. Ad onor del vero l’articolo parla di fusione di Regioni, ma la ‘ratio’ del referendum è certamente la stessa. Andate a votare sentitevi in dovere di farlo – è il suo appello - per rispetto del vostro futuro ed esprimete un No pieno e consapevole”. “Non è vero che il progetto di fusione è stato condiviso fin dall’inizio con tutti i consiglieri comunali – specifica - molti di loro, soprattutto le minoranze, sono stati tenute all’oscuro fino alla presentazione ufficiale del progetto e dello studio di fattibilità. Tenere all’oscuro i consiglieri di minoranza significa escludere una parte della popolazione dalla decisione. La scelta della fusione è irreversibile, lo studio di fattibilità è una bella relazione didattica, piena di dati statistici, di euforiche promesse e illusioni, prime fra tutto che grande sia bello, facile, conveniente, ma non c’è nulla di ‘reale’. Il limite è proprio questo, si tratta di uno studio, non di un progetto; di programmatico e di quantificabile non c’è nulla, ci sono tante buone intenzioni. Non è con la fusione che si migliora ma solo se i cittadini di Arquà convinti da uno spirito di identità, rifiutano schematismi istituzionali. Votando No si danno una vera possibilità di diventare un comune virtuoso, non perché annacquati in un mare grande, ma perché desiderosi di una nuova classe amministrativa che governi finalmente con capacità e progettualità il nostro comune”. “Arquà non è in dissesto economico – prosegue - ma amministrativamente obsoleto, governato con finalità individualistiche a scapito del quotidiano e delle reali necessità della gente. Il Comitato – conclude - chiede ai cittadini di Arquà di votare No al referendum, perché ci sono soluzioni, opportunità e strumenti migliori e diversi dalla fusione per organizzare in condivisione i servizi. Occorre un po’ di coraggio ed impegno, ma insieme si può fare molto, basta volerlo”.Piera Marsilio

 

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